Smettila di osservare

Smettila di osservare, sii.
Ho appena letto un brano del Maestro che amo di più, Krishnamurti, in un post su Facebook ed è stato illuminante.
Osserva, osserva, osserva ci hanno sempre ripetuto. Probabilmente l’ho detto e scritto anch’io, ma in realtà l’osservare implica ancora divisione. Implica l’osservatore che si distacca da ciò che è e ci riporta nel mondo della dualità.
La chiave, la vera chiave non è osservare, bensì essere.
Stavo leggendo il brano e mi sono venuti dei pensieri. In quel momento ho capito. Nel brano Krishnamurti parlava della paura, parlava di un’emozione, ma lo stesso vale per i pensieri.
Si possono osservare i pensieri ma così ancora una volta si crea divisione tra cui osserva e l’oggetto dell’osservazione. Sono diventato i pensieri e nel momento in cui è sparita la distanza i pensieri si sono dissolti lasciando spazio al nuovo.
L’Io osservatore può giocare a osservare la Vita attraverso le dinamiche delle coscienze inferiori del Sé istintivo e del Sé mentale e della loro interazione con tutti gli stimoli esterni.
Certo è un bel passo evolutivo rispetto all’inconsapevolezza, ma c’è un passo in più. Un grande passo in più che va ben oltre l’ottenere tutto ciò che si desidera e la realizzazione dei propri sogni.
C’è l’essere la Vita stessa. E l’essere la Vita non implica tempo, è questione di un istante.
Imparare a osservare implica tempo, implica molto tempo. Occorre risvegliare la coscienza dell’osservatore dal suo torpore e imparare a disidentificarsi dalle coscienze inferiori. Essere non implica alcun apprendimento.
Essere significa essere qualsiasi cosa appaia nel qui e ora.
Un prurito.
Non agire sul prurito sii il prurito.
Un bisogno.
Non pensare o agire mosso dal bisogno, non osservare il bisogno, sii il bisogno.
Senti una notifica.
Non correre a vedere chi ti scrive, non osservare il desiderio di sapere chi ti scrive. Sii il desiderio.
Possiamo identificare grossolanamente quattro livelli di coscienza.
Quello dell’Io dormiente in cui tutto è governato dalle coscienze inferiori. L’agire è basato soprattutto sulle emozioni e diamo la responsabilità agli altri per le cose che non vanno.
Quello dell’Io osservatore che si sta risvegliando. Percepisce la possibilità di cambiare vita, ma è ancora spinto dai bisogni delle coscienze inferiori.
È lo stadio in cui si usano tutte le tecniche per cambiare la realtà.
C’è poi lo stadio di un Io ancora più risvegliato e meno identificato. Le spinte a cambiare per avere diminuiscono e L’Io osservatore diventa Maestro delle coscienze inferiori per rieducarle, per vivere una vita più armonica e per svolgere al meglio il suo servizio.
Nell’ultimo stadio l’Io fluisce totalmente nella Vita perché è la Vita stessa. Non c’è più separazione, non c’è più neppure la spinta a cambiare non c’è un Io che vuole qualcosa perché tutto É.