IL LOOP CHE TI FREGA

By 7 aprile 2017 Blog 6 Comments

unnamedCome è stato da più parti acclarato, come ci dicono le leggi di attrazione e della fisica quantistica, tutto ciò che viviamo dipende dai nostri pensieri e, soprattutto, dalle emozioni rispetto ai nostri pensieri ed obiettivi (l’esperienza dovrebbe avere insegnato che il fare non serve a nulla quando le emozioni remano contro). La conseguenza è che se vogliamo cambiare la nostra vita dobbiamo cambiare pensieri ed emozioni. Giusto, ma come si fa?

Tutti, o quasi, abbiamo provato a cambiare. Qualcuno ci è riuscito, molti, purtroppo, non sono invece riusciti a raggiungere i propri obiettivi. Come mai?

C’è qualcosa che tutti hanno notato, qualcosa che tutti hanno sperimentato e che rende difficile e a volte impossibile cambiare. Quel qualcosa però raramente viene affrontato e discusso durante i corsi. Quel qualcosa provoca un loop da cui è molto difficile uscire.

Cos’è? E perchè molto spesso non se ne parla?

Prima di arrivare al nostro loop, dobbiamo però riprendere il concetto di pensieri ed emozioni. La prima cosa da fare è conoscere chi pensa e chi prova emozioni dentro di noi. Come la scienza ha dimostrato (Mc Lean – 1990, anche se Mc Lean sostituisce il termine “coscienza” con “cervello”, ma non ha trovato il riscontro fisico per la coscienza dell’Io), oltre alla coscienza dell’Io, peculiarità dell’essere umano, esiste una  coscienza del corpo (il Sé fisico) e altri due coscienze pensanti indipendenti dentro di noi:  il Sè istintivo ed il Sè mentale. Il primo vive di emozioni, il secondo di pensiero. Il primo, dominante in tutti gli animali, si è formato il proprio bagaglio emotivo con le esperienze vissute dalla terza settimana del concepimento, il secondo, più sviluppato nei mammiferi più evoluti, si è formato la struttura e i modelli di pensiero, principalmente dai tre ai sedici anni di vita.

Come ho affermato nei miei libri, lo strumento principe per conoscere profondamente qual è il bagaglio di emozioni del Sè istintivo e quali sono i processi automatici di pensiero del Sè mentale, è l’auto osservazione. Non è semplicissimo osservarsi, perché mentre è molto facile notare una forte emozione, è molto più difficile rendersi conto delle decine di emozioni “superficiali” che viviamo durante una giornata. Eppure sono proprio quelle che ci dicono di più su di noi e che determinano il nostro stato di benessere o malessere.

Lo stesso vale per i pensieri del Sé mentale. È facile notare un pensiero ricorrente che non riusciamo a scacciare dalla mente, ma è molto più difficile essere consapevoli dei processi del pensiero “normale”. Eppure sono proprio quei pensieri abitudinari sulle cose, sulle persone e sulle situazioni, le convinzioni, i valori, i giudizi, le rigidità, che determinano la direzione che diamo alle nostre emozioni e, quindi, la realtà che viviamo.

Quando abbiamo imparato a conoscere Sè istintivo e Sè mentale, ciò che dobbiamo fare è comprendere che tutti i loro limiti dipendono esclusivamente da ciò che abbiamo (hanno) vissuto, non certo dalla loro volontà. Di conseguenza ne discende che non possono essere giudicati, anche se molte loro emozioni e pensieri possono non piacerci. Se sostituiamo l’auto giudizio con la comprensione e l’accettazione avremo fatto un grandissimo passo avanti verso il raggiungimento degli obiettivi che ci poniamo e verso una vita degna di essere vissuta.

Quando sentiamo dirci che dobbiamo accettarci per ciò che siamo, si intende proprio quel passaggio basilare in un processo di crescita. Non può esistere un vero cambiamento se prima non c’è una comprensione ed un’accettazione di ciò che siamo.

Mi rendo conto che è facile comprendere ed accettare qualcosa che non sconvolge troppo la nostra vita, ma quando una persona sta veramente male emotivamente, quando è in preda alla disperazione, quando è sommersa dalla rabbia, dall’invidia, dal dolore, allora tutto si fa più complicato perché la coscienza dell’Io non è in grado di emergere dal tumulto delle emozioni.

Se il malessere è contingente, dovuto ad un evento occasionale, allora è sufficiente avere la pazienza di accogliere quelle emozioni finchè si placano e ritorna l’equilibrio, ma quando quello stato è la norma, allora diventa difficile farcela da soli.

Mi spiace dirlo, vorrei avere a disposizione uno strumento per aiutare tutti quelli che soffrono a raggiungere il benessere in modo autonomo, ma non è così. Non ho qualcosa che possa aiutare chiunque. In quei casi il mio suggerimento è di affidarsi ad un bravo terapeuta in grado di farci recuperare le energie, la forza e l’equilibrio per riprendere tra le mani le redini della propria vita.

Se però abbiamo un Io sufficientemente forte, in grado di comprendere e accogliere le emozioni che viviamo quotidianamente, allora abbiamo davvero la possibilità di cambiare in meglio la nostra vita e di realizzare i nostri sogni più grandi, diventando maestri di noi stessi.

In tutto questo complesso, ma entusiasmante gioco che è la vita, ci troviamo però a fare i conti con un elemento determinante che spesso vanifica i nostri sforzi: l’Energia. Capita spesso, infatti, di trovarsi in un loop: L’auto osservazione dipende dalla capacità di essere svegli (consapevolezza). Il grado di consapevolezza dipende dall’energia che abbiamo a disposizione. Se escludiamo le patologie, l’energia che abbiamo a disposizione dipende dal livello di agitazione emozionale e mentale. Il livello di agitazione emozionale e mentale dipende dalle ferite emozionali e dalle rigidità mentali. Le ferite emozionali e le rigidità mentali possono essere guarite con la loro accettazione e l’applicazione costante di un valido metodo. Per applicare con costanza un metodo occorre essere svegli (consapevolezza). Il grado di consapevolezza dipende dall’energia che abbiamo a disposizione. E così torniamo al nostro loop

Come uscirne?

Grazie per condividere la tua opinione

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  • Antonella scrive:

    Concordo in pieno con quanto viene detto nell’articolo, e mi viene da dire che quando riusciamo a fare il passo di accettazione nei nostri confronti … si sente che si sta sciogliendo un nodo dentro noi.

  • Cecilia scrive:

    Ciao Antonio, innanzitutto complimenti e grazie per i tuoi interventi. Talvolta mi è capitata una strana sincronia. Mi ritrovo a riflettere su questo o quell’altro argomento e dopo qualche giorno arriva una tua mail che tratta il tema, ovviamente non negli stessi esatti termini ma più o meno siamo lì. E’ il caso del tema di questo intervento: l’energia.
    Francamente non ho una risposta, anche riuscendo a placare la mente e l’animo la quantità o meglio la qualità dell’energia non cambia. Spero tu abbia una risposta. Nel frattempo vorrei chiederti se ti è mai capitato nella tua lunga esperienza di qualcuno che avesse perso un pezzo di sé (ovviamente non sa dove, come o quando) e sembrerebbe che il recupero del pezzo sia una questione di energia (quantità ma forse più probabile qualità). Grazie ancora per gli interessanti interventi.

    • Antonio Origgi scrive:

      Buongiorno Cecilia, la quantità di energia disponibile è determinata da molti fattori. Il primo deriva direttamente dal corpo ed è quindi legato al sonno, al cibo, al respiro. L’energia poi può essere bloccata nel corpo dalle cosiddette corazze muscolari che Lowen ha ben individuato nella bioenergetica. Una volta soddisfatti tutti i fattori più direttamente legati alla fisicità, l’energia ci viene fornita dal Sè istintivo. Più lui sta bene ed è appagato e felici, più energia abbiamo. Più lui è stimolato a fare cose che lo rendono felice e più energia produce e ci mette a disposizione. La quantità di energia disponibile è dunque direttamente proporzionale alle qualità e alla quantità di emozioni che viviamo. Più facciamo ciò che ci piace e più energia abbiamo a disposizione.
      Il concetto di perdere parti di sè è un concetto legato alle culture sciamaniche, dove si pratica, ad esempio, il recupero dell’anima. Non ho mai approfondito questi concetti, ma sono convinto che si possono formulare gli stessi stati d’animo con parole diverse e allora ecco che si può approcciare il problema con altre modalità. D’altra parte la logica stessa lo impone: come potrebbe superare quel tipo di problema una persona che non conosce lo sciamanesimo e che vive in luoghi non si lo si pratica?

  • L'Architetto scrive:

    Come avere più energia:

    – Toccando il fondo (stare nella merda TOTALE ti da energia per poter risalire)
    – trovarsi a dover cambiare ambiente nel quale si vive, ti mette in una prospettiva diversa per un tot di tempo che potrebbe essere sufficiente a riacquisire energie

    Ma soprattutto e alla base di tutto c’è rimettere a posto il proprio Sé Fisico..il proprio corpo: Sonno, alimentazione, esercizio.

    Prima di ogni altra cosa, siamo un corpo che ha delle NECESSITÀ biologiche..passiamo il tempo a cercare la prossima tecnica energetica quando non siamo in grado di dormire bene, mangiare in modo sano e muoverci regolarmente

    Poi un approccio “old school” molto poco spirituale ma cosi banalmente EFFICACE è PERSISTERE per un tempo sufficiente in quelle strategie che ci hanno fatto “scattare” un qualcosa dentro, un’intuizione, o che riteniamo assolutamente logiche.
    Persistere in modo “folle” (almeno secondo i dettami di questa società) ovvero agire costantemente senza aspettarsi di cambiare in tempo breve..ma nel LUNGO periodo (1 anno, 2 anni, 3 anni forse): Questo approccio, dopo qualche settimana che lo abbiamo intrapreso, e insieme al fatto che abbiamo/stiamo mettendo a posto il nostro CORPO, ci fa “scordare” di quell’ansia da risultato che riponiamo in modo ossessivo negli obiettivi che ci diamo e ci fa rispostare il focus sulla VITA e sulle cose che ci troviamo a fare quotidianamente (es. Lavorare, studiare, sistemare casa, vedere gli amici, giocare, fare sesso ecc..)

    Ed ecco che, magicamente, un giorno scatta qualcosa, e così un altro giorno, e così dopo un mese che persistiamo iniziano ad arrivare dei risultati, passano 6 mesi e ci siamo quasi scordati di quando stavamo male e che dopotutto la vita non fa cosi schifo..dopo 1 anno di vita “normale” non ci siamo mai sentiti cosi bene ENERGETICAMENTE: dormiamo il giusto, non perdiamo troppo tempo in cazzate, mangiamo meglio e facciamo regolarmente un qualsiasi tipo di movimento…USIAMO il corpo finalmente, impariamo ad ESSERE il Sé Fisico prima che un IO..e paradossalmente emerge proprio quell’Io che non riuscivamo ad essere fino in fondo perché non avevamo quell’energia sufficiente: Perché non stavamo a sufficienza nel corpo, ma troppo fuori da esso..

  • Stefano Piloni scrive:

    Caro Antonio, è proprio vero che quel circolo vizioso è una fregatura da cui è difficile uscire, solo chi l’ha provato può capirlo fino in fondo. Secondo me e in base alla mia esperienza, l’unico modo per uscirne da quel loop è lavorare con tanta pazienza e tanta perseveranza e determinazione su tutti fattori più importanti in maniera contemporanea, in modo da agire simultaneamente su più fronti per affrontare un problema costituito da più fattori negativi che si rafforzano negativamente a vicenda. Perciò occorre agire sia sui fattori fisici (respirazione, alimentazione, ecologia intestinale, qualità e quantità del sonno, esposizione alla luce naturale, qualità e quantità del movimento, eccetera), sia su quelli psichici (gestione dello stress emotivo, perdono, gratitudine, missione, passioni, obbiettivi, piani d’azione, paure, credenze limitanti, vantaggi secondari, autostima, rapporti interpersonali, consapevolezza, eccetera). Ed avere la pazienza e l’umiltà di imparare le lezioni che occorrono per diventare un po’ più grandi degli ostacoli che ci tocca superare. Magari chiedendo anche il supporto di qualcuno, ma come dice giustamente chi ha commentato in precedenza, spesso si cercano chissà quali tecniche miracolose, ma non ci si fa carico di imparare ad occuparsi delle esigenze primarie fisiche e psichiche e di abituarsi a farlo davvero.

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