Le esperienze di Jill Taylor sono davvero da attribuirsi all’emifero destro del cervello?

By 25 ottobre 2017 Blog 4 Comments

Jill-Bolte-Taylor3Jill Bolte Taylor è una neuroanatomista americana specializzata nell’analisi post mortem del cervello umano. Una mattina del 1996 si rese conto che stava avendo un ictus: un vaso sanguigno esplode nel cervello di Jill creando un coagulo di sangue grande come una pallina da golf che premeva sui centri del linguaggio, nell’emisfero sinistro. In pochi minuti stavano sparendo completamente tutte le funzioni tipiche di quell’emisfero: la razionalità, il linguaggio, la capacità di fare anche le cose più semplici. Parallelamente però sperimentò qualcosa di stupefacente e di unico: un’ineffabile euforia, un rapimento estatico, una sensazione di pace dove tutte le tensioni e lo stress erano spariti, un sentirsi tutt’uno con tutto ciò che la circondava e con l’energia dell’universo: una dimensione dove non esiste separazione.

Tre settimane dopo, il 27 dicembre 1996, Jill fu sottoposta a un delicato intervento chirurgico per rimuovere il coagulo. Ci mise diversi anni per guarire del tutto e poi scrisse un libro e iniziò a tenere corsi nei quali afferma che esistono due coscienze distinte nel cervello, una appartenente all’emisfero sinistro e una all’emisfero destro e che noi possiamo riuscire a connetterci in qualsiasi momento all’emisfero destro, che Jill considera essere quello connesso al mondo spirituale, anziché restare nel grigiore della razionalità dell’emisfero sinistro.

Posto che riconosco molto bene ciò che Jill ha sentito, posto inoltre che sono felice di leggere che sempre più neuro scienziati riconoscano la presenza di almeno due coscienze distinte ed autonome dentro di noi: il Sé mentale collegato all’emisfero sinistro ed il Sé istintivo collegato all’emisfero destro (Mac Lean ha riconosciuto anche la terza, il Sé fisico), vorrei in questo scritto analizzare due aspetti: l’identificazione della coscienza con il suo supporto fisico, il cervello, e l’asserzione di Jill che tutte le esperienze estatiche vissute siano da attribuire all’emisfero destro.

Per quanto riguarda il primo punto, è una modalità tipica della gran parte dei neuro chirurghi di identificare  le coscienze con il cervello. In realtà, come ho scritto in un articolo pubblicato il 28 settembre 2016, una ricerca di un gruppo di scienziati dell’Università di Southampton durata quattro anni su pazienti che avevano avuto un arresto cardiaco, ha dimostrato che la coscienza sopravvive alla morte cerebrale.

Non mi dilungo oltre su questo aspetto rimandando le persone interessate all’articolo citato. Mi auguro che quanto prima la scienza riesca a prendere in considerazione l’ipotesi che la coscienza non è il corpo, semmai ha bisogno di un supporto fisico (ad esempio il cervello della testa o il cervello della pancia) per manifestarsi sul piano materiale.

Mi interessa però maggiormente la teoria di Jill secondo cui le meravigliose esperienze spirituali vissute durante l’ictus siano da attribuire all’emisfero destro.

Ora, lasciando da parte tutte le teorie prive di fondamento che attribuiscono all’emisfero destro la sede della spiritualità e della coscienza superiore, analizziamo le funzioni che la scienza attribuisce ai due emisferi.

L’emisfero sinistro è la sede del pensiero razionale e del linguaggio. Prende in considerazione il dettaglio delle cose, osserva con l’intento di calcolare, archiviare, giudicare. Si sente un io separato, non prova emozioni ed è quello che quando ci sediamo in meditazione chiacchiera insistentemente: è il supporto fisico attraverso il quale si manifesta il Sé mentale che, se non prendiamo in considerazione la coscienza dell’Io osservatore, è la coscienza più elevata del mammifero umano.

L’emisfero destro invece è più specializzato nell’elaborazione visiva e nella percezione delle immagini, nella loro organizzazione spaziale, nell’interpretazione emotiva. Al cervello destro spetta la percezione globale e complessiva degli stimoli ricevuti dall’esterno, è intuitivo, vive di emozioni e per lui ciò che conta è il gruppo e gli affetti. Chi ha letto Le 3 Menti Inconsce riconosce immediatamente in queste specializzazioni le peculiarità del Sé istintivo.

La cosa interessante è che i bambini piccoli e gli animali hanno le funzioni dell’emisfero destro che predominano sul sinistro. Infatti, come affermo nel libro sopra citato, il Sé mentale comincia a svilupparsi nell’essere umano solo a partire dai 3 anni e negli animali resta sempre inattivo e le sue facoltà sono quasi inesistenti.

Ora, se l’emisfero destro (il Sè istintivo) è quello utilizzato da tutti gli animali, non possiamo affermare che è lui il responsabile delle esperienze estatiche vissute da Jill durante l’ictus. Semmai, se davvero tutto il controllo fosse passato dall’emisfero sinistro al destro, Jill avrebbe avuto esperienze sì di incapacità di pensare, di ragionare, e di parlare, ma avrebbe continuato a sperimentare le emozioni come la paura per ciò che stava vivendo, tipiche dell’emisfero destro. Invece ciò che ha sperimentato sono state esperienze molto diverse e appartenenti al campo della beatitudine, del sentirsi uno con l’universo, esperienze queste che nulla hanno a che fare con ciò che sperimentano gli animali come la mucca nella stalla o il nostro cane che riposa nella sua cuccia, che vivono sempre nell’emisfero destro.

Le esperienze che ha vissuto Jill, a mio parere, non hanno nulla a che fare né con l’emisfero destro, né col Sé istintivo, bensì con la coscienza dell’Io osservatore (l’anima incarnata), che liberata dalle strette maglie della razionalità del Sé mentale ha potuto riconnettersi con la sua realtà animica che, per definizione, è parte del tutto. Come ho scritto ne Le 3 menti Inconsce non ho idea di quale sia l’organo fisico attraverso il quale si manifesta la coscienza dell’Io osservatore. Molti suppongono sia la ghiandola pineale, non lo so, certo, a mio parere, non uno dei due emisferi che si occupano uno della razionalità e l’altro dell’istintività del mammifero umano.

La ricerca delle esperienze estatiche di Jill Taylor passa invece per l’integrazione delle due coscienze del Sé mentale e del Sé istintivo da parte dell’Io osservatore, perché solo quando saranno conosciute, guarite e integrate sarà possibile placare il chiacchiericcio mentale e ottenere quel silenzio necessario perché l’anima possa manifestarsi.

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  • Antonella scrive:

    Non conosco Jill Taylor , però mi piacerebbe riuscire a giungere all’ integrazione e guarigione dei miei Sè ..per riconnettermi alla mia essenza .. e sentirmi “a casa” :-) .
    Antonella

  • Anonimo scrive:

    Non è il cervello limbico che dà quelle sensazioni???

    • Antonio Origgi scrive:

      Il cevello è l’harware, è lo strumento attraverso il quale la coscienza, anzi, le coscienze del Sè fisico, del Sè istintivo e del Sè mentale esprimono nel corpo la loro volontà, ad esempio, d mangiare per il Sè fisico, un’emozione del Sè istintivo o un oensiero del Sè mentale

  • MAURIZIA scrive:

    Caro Antonio (e sono sincera sull’aggettivo in quanto mi aiuti molto) grazie ancora per la tua fermezza su quanto ribadisci riguardo l’integrazione delle nostre parti inconsce….fa bene ricordarmelo perche’ e’ facile tornare alla vecchia abitudine del pensare razionale, giudicante, mancante di centratura dell’osservatore…

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