LA PAURA DI CAMBIARE

By 27 febbraio 2018 Blog 10 Comments
cambiare

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La vita è trasformazione. Tutto nella vita cambia, cambiano continuamente le stagioni, cambia il clima negli anni e tutto si adegua al nuovo. Chi resiste, chi non riesce a cambiare, muore.

La vita ci chiede di essere malleabili e capaci di adattarci continuamente a situazioni in continua evoluzione. La vita ci chiede di saperci adattare, di accettare qualsiasi cambiamento, perché la vita è sinonimo di cambiamento. La vita ci chiede di essere fluidi, come l’acqua che sa superare qualsiasi ostacolo, senza spaventarsi, ma affrontandolo e adattando la strategia in base a ciò che incontra: abbattendo l’ostacolo se ne ha la capacità, o aggirandolo se è superiore alle sue forze. La vita ci chiede di adattarci al nuovo, la vita ci chiede di essere in continua trasformazione per cogliere il meglio di ciò che viene.

Eppure il cambiamento sembra essere la cosa che fa più paura. Non cambiamo per pigrizia, perché ci costa troppa fatica, perché conosciamo le nostre abitudini. Magari non ci piace la situazione che viviamo, magari ci lamentiamo continuamente, magari diciamo che non vediamo l’ora di cambiare, ma poi al lato pratico non facciamo nulla, oppure dopo i primi passi, torniamo indietro.

Spesso non cambiamo per paura. Ci fa paura il nuovo, ci fa paura il lavoro che dovremmo affrontare per cambiare, ci fa paura affrontare le nostre insicurezze, ci fanno paura le reazioni delle persone a cui teniamo, ci fa paura l’ignoto. E allora restiamo nella nostra zona di comfort, la zona che conosciamo bene, la zona dove siamo al sicuro….nel nostro malessere.

Magari prendiamo la scusa che non siamo capaci, che non ne abbiamo la forza. Magari, anziché farlo noi, chiediamo agli altri di cambiare. Chiudiamo gli occhi davanti ai nostri limiti, così non dobbiamo cambiare, ma siamo abilissimi a vedere i limiti dell’altro e allora lo giudichiamo e gli diciamo che per stare con noi deve cambiare. Lui, non noi.

Ci sono persone che passano una vita nell’immobilità, ci sono persone che arrivano al termine della vita colmi di rimpianti per le occasioni non colte, ci sono persone che cadono nella depressione per non avere avuto il coraggio di fare un passo, magari di dire un semplice NO. Ci sono persone che scaricano le loro frustrazioni su chi è più debole per non avere la forza di affrontare il proprio disagio. Ci sono persone che annegano il malessere in una dipendenza, nell’alcol, nel lavoro, nella televisione o magari in una chat. Il tutto pur di non affrontare il tanto temuto cambiamento.

È facile notare che non ci fa paura solo cambiare noi stessi, anche cambiare una semplice abitudine diventa difficile e molto spesso si ha paura anche di dare il nostro contributo con il voto politico al cambiamento nel paese in cui viviamo.

Siamo ormai con le elezioni politiche alle porte e, guardando le cose dall’esterno e senza pregiudizi appare una cosa apparentemente inspiegabile. Più o meno il 90% degli elettori si lamentano della attuale classe politica e dei partiti che hanno governato l’Italia fino ad ora, quindi, a fronte di un nuovo partito (non stiamo a sottilizzare se è un partito o un movimento) che ha come bandiera il totale rinnovamento, la pulizia, l’onestà, e così via,  se ci fosse coerenza tra lamenti e scelta del partito da votare ci si potrebbe aspettare nei sondaggi una percentuale altissima per il nuovo partito. Eppure non è così. È si il primo partito, ma con una percentuale di propensione al voto di molto inferiore alla percentuale delle persone che si lamentano dei vecchi politici.

Eppure le scuse che vengono portate per osteggiarlo non reggono, o sono comunque ben poca cosa rispetto alla montagna di critiche verso la vecchia classe politica. Ad esempio, l’accusa di incompetenza è priva di fondamento in quanto il loro programma non è per nulla inferiore a quello degli altri, anzi. Inoltre il premier non deve sapere tutto, come il capitano di una nave. la sua abilità dovrebbe essere quella di sapere dove andare e di scegliere i migliori esperti che sappiano realizzare il suo programma in ogni campo.

Anche la critica che il nuovo partito sia in realtà guidato da un noto comico non sta in piedi. Ciò che conta alla fine non è il comico, ma il programma di governo. Quanto poi al fatto che anche nel nuovo partito siano entrate delle persone che poi non hanno rispettato i patti, o non sono corrette, mi sembra una cosa impossibile da prevedere in anticipo. E questo vale per qualsiasi partito in qualsiasi altra parte del mondo. Ciò che conta dovrebbe essere cosa si fa una volta scoperto chi non è stato corretto. Questo fa la differenza.

Quali possono essere allora le motivazioni per cui la maggioranza degli italiani che si lamentano, sceglie di non votare il nuovo partito?

Se nelle previsioni di voto questo nuovo partito non ha la stessa percentuale di chi si lamenta della vecchia politica, è solo per la paura. Certo, c’è chi ha interessi economici in quello o quell’altro vecchio partito, c’è chi è fedele nonostante tutto ad una bandiera, ma la stragrande maggioranza degli elettori non sceglie il nuovo partito per la paura. Per la paura che le cose possano andare peggio, di perdere i propri risparmi, di perdere il lavoro, di perdere la propria sicurezza, e così via. Razionalmente sono tutte paure infondate, eppure, come dico sempre nei miei corsi, tra razionalità ed emozione, quando sono in conflitto, vince sempre l’emozione e così non si cambia mai.

La paura di cambiare in politica è solo il riflesso della paura di cambiare interiormente. Abbiamo la tendenza ad essere ancorati al passato, ancorati al conosciuto, mentre il fiume della Vita corre sempre più veloce verso nuovi orizzonti di opportunità

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  • Felice scrive:

    Ciao Antonio, concordo pienamente.. penso che sia un discorso che debba fare Di Maio in tv per convincere gli indecisi e i “paurosi” a prendere la decisione e cambiare il Paese. Potresti inviarlo a lui direttamente? Veramente potrebbe fare la Differenza!!! Ciao!

  • Carla Zanardi scrive:

    La volontà non basta, occorre competenza, esperienza, cultura politica, analisi del passato remoto e vicino. E non la corsa alla candidatura a tutti i costi, premiata con poltrone e stipendi altrimenti irraggiungibili. Il cosiddetto “posto fisso”, perché chi si abitua non lo lascerà mai, a costo di cambiare casacca. Gli esempi sono tanti e clamorosi.
    Come mai i guru si infiltrano tra gli elettori?

    • Antonio Origgi scrive:

      Carla, a parte il fatto che non sono un guru e mi guardo bene dall’esserlo, in ogni caso anche i guru sono cittadini come gli altri e se hanno un pensiero è corretto che lo esprimono come fanno tutti i personaggi della vita civica.
      Detto questo la mia era solo un’analisi della paura verso il cambiamento e dire che i nuovi non hanno competenza, cultura politica, analisi del passato, a me, sinceramente, sembra solo un modo con cui la paura del nuovo giustifica l’immobilismo

  • Bruno scrive:

    complimenti..a me sembra un sottile risveglio dell’inconscio con chiaro indirizzo indirizzo politico

  • Alan scrive:

    Bravo Antonio
    Sono
    Pienamente d’accordo

    Ho provato a condividerlo si Facebook mi non ci sono riuscito
    Comunque buon lavoro
    AND always feeding the good wolf
    Never the bad one ‍♂️

  • Andrea scrive:

    Caro Antonio, francamente mi stupisci.
    Chi abbia intrapreso un percorso di crescita ha ben chiaro che il cambiamento da invitare è il proprio.
    Questo è esattamente l’opposto della protesta e della rivendicazione astiosa tipica del movimento cui alludi.
    Se non fosse per la stima che nutro per te, non avrei scritto queste righe.
    Ti prego di pensarci sù, e di non escludere il … cambiamento del cambiamento.

    • Antonio Origgi scrive:

      Ciao Andrea, è vero il cambiamento è sempre il proprio, ma anche un cambiamento di una classe politica implica mettersi a rischio di cambiamento. Il processo è sempre lo stesso. Ciò che spinge la gran parte degli elettori a votare sempre lo stesso schieramento politico, o al più a votarne uno che ha già governato, è la sicurezza del conosciuto. Se non ci si lamentasse della politica, allora non avrei nulla da dire. Ma la gran parte delle persone si lamenta di come vanno le cose in famiglia, al lavoro e in politica e in nessuno dei casi ha il coraggio di affrontare un cambiamento che fa paura. questo è il senso dell’articolo. Non vuole fare propaganda ne altro, solo vorrebbe far riflettere. Personalmente potrebbe vincere chiunque e per per so che le cose non cambierebbero perchè ciò che vivo dipende solo da me. Può dispiacermi vedere persone soffrire, vedere magari deturpare l’ambiente e così via, ma so anche che nulla avviene per caso e alla lunga la Vita dispiega il suo disegno al di la delle piccolezze umane

  • patrizia scrive:

    sono da sempre una fautrice dell’ importanza di una libera stampa per poter formarsi una’ opinione il più possibile reale, cosa che non credo sia attualmente possibile in Italia perchè la proprietà dei giornali è in mano ai grossi gruppi di potere e per gli aiuti statali, a parte il web e poche svariate testate giornalistiche indipendenti come governance. Ma in Italia la situazione è così macroscopicamente grave in tutti i settori, ambiente, lavoro, welfare, scuola ….che un forte cambiamento è necessario e non più rimandabile, per cui mi butto e dò fiduciua a chi ha detto e ….fatto!

  • Carlo Delli scrive:

    Come per la nascita della Coscienza io e Antonio non siamo d’accordo… cosette da nulla!!! Voto diversamente e molto volentieri. Antonio apoggiava il referendum, anch’io, e lo abbiamo perso…. potremmo perdere ambedue anche stavolta!
    Ma noi ci stimiamo molto e le affinità sono molto maggiori delle differenze di idee. E’ molto bello avere idee diverse e sentirci uniti!!! Questo è uno dei principi della democrazia, che non è il governo del popolo, questa è una baggianata, ma la forma di governo meno pericolosa.
    E’ anche la più difficile da gestire, perché siamo umani e una cosa ci accomuna tutte: sbagliare!
    Ma riflettiamo sul fatto che non c’è mai stata una guerra tra due vere democrazie. Non andare a votare è la cosa peggiore; è una forma di protesta legittima, ma favorisce senza dubbio la dittatura.
    Un abbraccio, pace e serenità a tutte!
    PS: quest’anno ci rivedremo alla psicovacanza, io e Isora ci saremo!!!

    • Antonio Origgi scrive:

      Ciao Carlo, però nel mio articolo non ho detto cosa avrei votato :-) La mia è stata una semplice analisi della difficoltà al cambiamento che si riflette anche nella politica. Siamo bravissimi a lamentarci, poi quando c’è l’opportunità di cambiare, molto spesso facciamo marcia indietro, perchè è molto più rassicurante rimanere nella zona del conosciuto piuttosto che affrontare il nuovo che non si conosce.
      Felici di avervi con noi alla Psico Vacanza

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