La frase magica per vincere la paura

By 14 marzo 2018 Blog 8 Comments
Antonio Origgi: Vincere la paura

Antonio Origgi: Vincere la paura

La scorsa settimana ho pubblicato su Facebook questa domanda: C’è differenza tra imparare a nuotare e superare la paura dell’abbandono, a sessant’anni?

Qual è la differenza tra le due paure? È una differenza pratica che rende più facile il superare la paura di nuotare, ma in entrambi i casi si tratta di convinzioni profonde del Sé istintivo e in entrambi i casi l’Io ha la possibilità di rieducarlo e di fargli superare i suoi blocchi emotivi.

Vi racconto una storia. Sono nato in casa. A quel tempo le nascite in casa erano ancora frequenti e durante il parto ho rischiato di morire. Non so se a causa del liquido amniotico o altro, ma al primo tentativo di respirare mentre venivo alla luce, ho bevuto del liquido e stavo soffocando. Sono riuscito a rivivere l’esperienza traumatica grazie al mio Sé istintivo e la mia mamma mi ha poi confermato l’evento.

L’ostetrica è riuscita a risolvere quel terribile momento, ma mi è rimasto dentro il terrore dell’acqua. Ricordo che quando ero bambino non potevo mettere la testa sotto il getto della doccia perché sentivo di non poter respirare. Quel terrore poi è svanito, entro molto volentieri nel mare e con pinne e soprattutto boccaglio nuoto abbastanza tranquillamente anche dove non tocco. Ma se mi togliete il boccaglio ecco che subentra la paura. Se provo a nuotare senza boccaglio riesco a fare quattro o cinque bracciate, ma sono tesissimmo e spreco un sacco di energie per la paura. Peggio ancora se mi metto in verticale dove non tocco. Tutto il mio corpo è estremamente teso e nonostante i movimenti la tensione mi fa affondare più di quando accadrebbe se fossi rilassato.

Me lo ero riproposto tante volte, ma finalmente quest’anno ho deciso di affrontare  la paura dell’acqua e sto facendo un corso di nuoto in piscina.

La cosa fantastica è che dopo cinque lezioni già sento che mi muovo meglio. C’è ancora la paura e i movimenti sono ancora troppo tesi, così che consumo un sacco di energia, ma sento che le cose stanno piano piano risolvendosi.

Nonostante la paura dell’acqua sia radicata nelle cellule del mio corpo e senta ancora paura quando comincio a nuotare, il mio Sé istintivo si sta piano piano abituando all’acqua e so che tra qualche lezione potrò nuotare tranquillamente come ho sempre desiderato.

Così come è possibile rieducare il Sé istintivo a superare la paura dell’acqua, è possibile rieducarlo per qualsiasi altra sua limitazione.

Una qualsiasi paura o qualsiasi abitudine negativa, da quella dell’abbandono, a quella di parlare in pubblico, a quella di affrontare un’autorità, o una qualsiasi dipendenza, nasce come reazione a un’esperienza più o meno traumatica vissuta quasi sempre nell’infanzia. La reazione del Sé istintivo è sempre una forma di difesa contro un pericolo o per non sentire un profondo  dolore interiore e per questo è sempre giustificata. Ma quando questa reazione diventa disabilitante l’Io dovrebbe intervenire e prendersi cura del proprio Sé istintivo e aiutarlo a superare la paura di affrontare ciò che provoca dolore.

Qual è la grande differenza che rende più facile superare la paura di nuotare rispetto ad un’altra paura o dipendenza? Semplicemente il fatto che la paura dell’acqua la si può affrontare in modo oggettivo e programmato. Mi iscrivo ad un corso di nuoto e quando entro in acqua so che sto facendo esercizio. Si, sento la paura, ma sono preparato ad affrontarla, sono lì per quello.

Nel caso di una dipendenza o di un’altra paura le cose non sono così programmabili. La maggior parte delle volte sono cose che capitano e quando ci si trova nell’esperienza dolorosa è un po’ più difficile avere la consapevolezza e la prontezza per affrontarla come si vorrebbe. Ma detto questo, la cosa bella è la comprensione che qualsiasi problema si può superare. Così come il Sé istintivo, se opportunamente supportato e guidato, è disposto ad affrontare e superare la paura dell’acqua, esattamente allo stesso modo può essere rieducato a superare qualsiasi dipendenza o paura.

La frase chiave è: “ posso farcela”. La differenza è che nel caso dell’acqua, il pensiero “posso farcela” emerge durante il nuoto, quando percepiamo la paura di non riuscire a respirare, quindi in un momento programmato. Nel caso di un altro tipo di paura, ad esempio la paura dell’abbandono, il pensiero “posso farcela” dovrebbe emergere ogni volta che si prova un’emozione come  la gelosia, l’insicurezza, o la rabbia. Lo stesso accade nel caso di una dipendenza.  Ad esempio nel caso di una dipendenza da cibo dovremmo pensare alla frase chiave quando si presenta la voglia di mangiare più del necessario. In quest’ultimo caso bisognerebbe fare un passo in più e cioè riconoscere qual è il disagio interiore che percepisce il Sé istintivo nel momento in cui fa emergere come reazione il bisogno di cibo. Ad esempio potrebbe essere il disagio della solitudine o qualcosa del genere. È su quel disagio che dovremmo intervenire con gli strumenti appropriati ed è in quell’istante che dovremmo dirci “posso farcela”.

Non sto dicendo che tutto sia sempre estremamente facile, Sto dicendo semplicemente che tutto è possibile. Certo, occorre una grande consapevolezza e occorrono gli strumenti adatti. La consapevolezza serve per riconoscere il disagio che si sta vivendo e, soprattutto, le scuse che trova il Sé mentale per rinviare il momento di affrontarlo, come la mancanza di tempo, il fatto che poi non è così grave, o che adesso ho altre cose più urgenti da risolvere.

Gli strumenti servono per sapere come diventare i migliori maestri del Sé istintivo. Nel caso della paura dell’acqua occorre solo una piscina e al più un insegnante. Nel caso delle altre paure e delle dipendenze è invece necessaria una comunicazione efficace col Sé istintivo perché la rieducazione non è così oggettiva, pratica e programmabile come per il nuoto. In quel caso non si hanno sempre a disposizione gli strumenti necessari come la piscina e il maestro, occorre qualcos’altro. Occorre sapere come comunicare col Sé istintivo, occorre sapere come suscitare le emozioni, occorre sapere come simulare le esperienze che generano la paura e come superare i prevedibili fallimenti iniziali, come superare i periodi di poca energia e così via.

Si, serve qualche strumento in più, ma ciò che conta è la consapevolezza che è sempre possibile poter cambiare in meglio la nostra vita.

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Join the discussion 8 Commenti

  • Marta Mignanelli scrive:

    Grazie Antonio quello che scrivi ,il quale è sempre assolutamente vero, è dimostrabile , basta ascoltarsi e osservare ciò che si “ combina “ o peggio che non riusciamo a “ combinare” nella nostra vita. Grazie anche di scrivere in maniera semplice , concreta , affinché tutti comprendano.
    Felice vita .

  • Marta Mignanelli scrive:

    Grazie , questo articolo è molto bello ed utile , continua ad aiutarci grazie ancora.

  • Carla Zanardi scrive:

    Si può superare la paura della malattia, del dolore che ti impedisce di vivere in pieno la tua vita? La paura di essere tagliato fuori dalle attività che hai sempre svolto con altri e per gli altri? Grazie per un incoraggiamento.

    • Antonio Origgi scrive:

      Si Carla, magari non è una cosa velocissima, soprattutto se nasce da ferite profonde, ma si, certo che si può tornare a vivere pienamente la vita

      • Carla Zanardi scrive:

        Grazie per la speranza. Se il dolore di oggi si collega ai dolori del passato, è più difficile da superare. Forse sono proprio la tristezza e la paura a creare il male fisico…che rinasce dalle radici profonde.

  • Alessandro Scarabelli scrive:

    Mi permetto dire che le scritte in celeste diventano di difficile visione . Personalmente leggo meglio il blu scuro , il nero o il rosso . Faccio fatica con le sfumature dei colori pastello come coeleste, giallo , arancio , rosa , etc.
    Mi sono permesso dire questo confidando nella comprensione di tutti .
    L’ articolo è molto gradevole ed interessante . Grazie ed auguri .

  • Attilia menghini scrive:

    Ciao, noi ci siamo conosciuti qualche anno fa e adesso mi piacerebbe venire x il seminario di milano ma ho visto che e’ tutto pieno. No chances?
    Attilia

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