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By 4 aprile 2018 Blog 3 Comments
Liberazione e Riscatto del Sè istintivo

Liberazione e Riscatto del Sè istintivo

Questa mattina ho risposto alla mail di un’amica che mi chiedeva come affrontare  un periodo difficile della sua vita.

Questa ragazza è sposata con figli e suo marito sta attraversando dei momenti difficili sul piano economico. Inoltre, sono subentrare delle dinamiche pesanti con il padre anziano e dipendente, mentre la mamma, che ha sempre accudito il marito senza ricevere nulla in cambio, non c’è più da alcuni anni.

Dalla mail di questa amica emerge uno stato di frustrazione, di stanchezza per la famiglia da gestire (uno dei figli è ancora molto piccolo), di sfiducia nei confronti del marito che non affronta la situazione come dovrebbe, di rabbia repressa nei confronti del padre che pretende da lei come faceva con la moglie. La mail si conclude con una richiesta di aiuto su come operare per cambiare la situazione e superare al meglio il periodo difficile che sta vivendo.

Quella mail mi ha dato l’opportunità di spiegare un concetto molto importante nel processo di auto conoscenza, di guarigione e integrazione delle coscienze inferiori del Sé istintivo e del Sé mentale.

Nella vita passiamo momenti molto diversi e per ciascun momento c’è un approccio più o meno corretto da seguire in base ai risultati che vogliamo raggiungere.

Il concetto di base da comprendere è quello che ripeto sempre e che ripeterò fino alla noia, perché finché non lo si sarà compreso fino in fondo correremo il rischio di cadere vittima della delusione, dello scoraggiamento o del non sapere cosa fare. Il concetto di base è il seguente: tutto ciò che proviamo, felicità, tristezza, scoramento, rabbia, paura, ansia, pigrizia, difficoltà nel fare le cose, noia, apatia e così via, lo prova il Sé istintivo, non la coscienza dell’Io. Il Sé istintivo è la nostra coscienza emozionale ed è quella che ha subito tutti i torti e le ingiustizie quando eravamo bambini e ciò che siamo oggi è il risultato di come il Sé istintivo ha reagito a quelle esperienze. Il Sé mentale, la nostra coscienza razionale, a volte tiene a bada il Sé istintivo, ma quando le sue istanze sono troppo forti ne viene influenzato, così ci troviamo ad avere pensieri di tristezza, di paura, di ansia, di rabbia, di scoraggiamento e così via. L’Io ha il compito di prendersi cura dei due Sé inferiori, di guarirli e integrarli, ma per mancanza di energia il più delle volte dorme e si identifica con le emozioni del Sé istintivo e con i pensieri del Sé mentale.

Che fare?

Chi deve fare è solo l’Io e il suo agire deve tenere conto dello stato emotivo del Sé istintivo. I momenti più importanti sono quelli in cui il Sé istintivo sta bene. In quei momenti purtroppo ci identifichiamo con il suo benessere e ce la godiamo senza minimamente pensare a chi siamo e al nostro compito. A questo proposito mi viene in mente la storiella della cicala e della formica. Quando stiamo bene siamo come la cicala che durante l’estate canta e non pensa che arriverà l’inverno, con il rischio di lasciarci le penne (anche se la cicala non le ha), quando col freddo si troverà senza cibo da mangiare. Invece è proprio quando il Sé istintivo sta bene che dovremmo fare come la formica. Giusto godere del proprio benessere, ma è quando il Sé istintivo sta bene che possiamo conoscerlo meglio e comunicare con lui per aiutarlo a guardare le sue ferite emozionali e a guarire, così che non debba più soffrire durante l’inverno. La vita è un’altalena e finché non avremo integrato le coscienze inferiori arriverà sicuramente un nuovo inverno, quando potranno capitarci esperienze pesanti che lo riportano alle esperienze dolorose vissute nell’infanzia.

Se nei momenti in cui stiamo bene, diventiamo i maestri empatici e saggi del Sé istintivo, facciamo come la formica che in estate mette da parte il cibo per l’inverno, così che quando fuori non ci sarà più cibo (esperienze positive), potrà accedere alla sua dispensa e mangiare beatamente le provviste raccolte durante l’estate.

In inverno non possiamo chiedere alla formica di lavorare tanto perché c’è ben poco da fare. Così è per noi. Quando stiamo male, abbiamo poca energia, siamo tristi, depressi, arrabbiati, impauriti, o infelici, e non possiamo essere più di tanto maestri del Sé istintivo. O perlomeno, tutto è più difficile. Perché? Perché siamo identificati con le sue emozioni. Diciamo: sono triste, anziché riconoscere che il Sé istintivo è triste. Così non abbiamo neppure la forza per insegnargli cose complesse e di tenerlo seduto a un banco ad ascoltare le nostre lezioni. Lui si ribella e se ne va.

Ciò che dobbiamo fare in quei casi è un approccio più fisico ed energetico. Abbiamo bisogno di riconoscere il malessere del Sé istintivo, di comprenderlo e di farlo sfogare. In quei casi serve moto, serve accedere alla sua energia che è coperta e bloccata dalle emozioni stagnanti. Abbiamo bisogno di liberare il fiume dell’energia che è in noi così che l’acqua ricominci a scorrere con forza. Solo così possiamo superare i momenti più bui e ristabilire la quiete nel Sé istintivo. Solo dopo potremo riprendere a essere suoi terapeuti, insegnanti e amici, così che possa diventare sempre più forte e sicuro di sé e in grado di affrontare con la massima sicurezza qualsiasi altro inverno possa ancora arrivare.

Nel corso “Liberazione e Riscatto del Sé istintivo” si fa proprio questo. Si impara come affrontare nel modo migliore i periodi bui, si imparano le tecniche per supportare il Sé istintivo durante i periodi difficili in cui sembra travolgerci con le sue emozioni. Si impara a rimuovere gli ostacoli che bloccano il flusso delle energie e a dargli quegli input emozionali positivi che lo aiutino a ripristinare il suo equilibrio e a recuperare la sua gioia di vivere

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Join the discussion 3 Commenti

  • pina scrive:

    Questo articolo mi riporta al bambino interiore, quella parte di noi che è rimasta bambina e che continua ad emergere nel presente. Quando parli del Sé istintivo io penso che coincida con questa parte della nostra personalità, si tratta cmq di un elemento o aspetto dinamico della nostra psiche che ci accompagna sempre. Infatti parli di flusso energetico ed io penso che il nostro bambino ha la chiave per accedere a tale energia e quindi sia ad aspetti vivaci che a quelli meno…quindi ci ricorda di vivere esperienze sensoriali, di seguire il nostro sentire. Quale tecnica usare? Io penso che la prima cosa e prendersene cura, riscoprirlo, ascoltarlo, non tenerlo in cantina ed ignorarlo, perché diventerebbe un falso percorso nella formazione della nostra crescita. Sicuramente le tecniche sono tante, io uso quella dello specchio, mi guardo, mi parlo, le chiedo come si sente ed aspetto le risposte…oppure faccio attività che mi piacevano fare da piccola, come colorare i mantra, recitare, cantare, andare in bicicletta, o sull’altalena per guarirlo dalle ferite.Divento il genitore amorevole della mia bambina!

    • Antonio Origgi scrive:

      Si, il bambino interiore è un nome con cui si è identificato il Sè istintivo. Però bambino interiore è un termine riduttivo perchè il Sè istintivo è la anche colui che può accedere a qualsiasi ricordo, colui che detiene l’energia del corpo e tante altre cose ancora. Per questo è importante conoscerlo profondamente

  • Anonimo scrive:

    Certamente è un processo dinamico e complesso e il ricoscerlo mi sembra un primo passo verso la consapevolezza!

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