C’E’ UNA PARTE DI NOI CHE NON VUOLE GUARIRE?

By 5 maggio 2017 Blog 4 Comments

DSC01995Devo dire che facebook è fantastico come strumento di comunicazione. Mi ha permesso di creare un mare di contatti che spesso poi si sono rivelati occasione per corsi in varie città. Ma la cosa più frequente è che i post che scrivo giornalmente o le domande di qualche “amico” mi danno lo spunto per approfondimenti da pubblicare come articoli del blog.

Questa mattina un’amica mi ha fatto una domanda particolarmente interessante che merita una risposta approfondita.  Ecco la sua domanda: “Si dice spesso: Non guarisci perché Una parte di Te inconsciamente non vuole guarire . Non ci credo, ma se fosse, come puó essere? Ma soprattutto come capire quale sia la causa primaria che impedisce ció? Anche in questo caso é Una ferita emozionale?”

Fabiana, la mia amica, ha perfettamente ragione. Non esiste che una parte di noi non voglia guarire, non ha nessun senso. Come potrebbe una parte di noi voler star male? Quando capitano casi del genere il motivo è sempre lo stesso: un problema di comunicazione. O non si riesce a comunicare correttamente con quella parte, oppure si arriva a contattarla, ma non si riesce a convincerla del cambiamento. Quest’ultimo motivo è forse il più diffuso, perché quella che chiamiamo “una parte di noi”  ha una sua coscienza autonoma e indipendente. La biologia ci insegna che anche la singola cellula è intelligente, ma la sua intelligenza, cioè il livello di coscienza è assai limitato e non è così semplice contattarla e comunicare con lei. Ci sono però gruppi di cellule e organi che hanno  sviluppato un’intelligenza molto più evoluta. La pancia, il secondo cervello e tutti gli organi deputati alla gestione delle emozioni, come il sistema limbico, hanno un’intelligenza propria che si è sviluppata notevolmente rispetto a quella della cellula e del corpo e permette a qualsiasi mammifero di gestire qualsiasi rapporto sociale proprio sulla base delle emozioni. Attrazione e repulsione, amore e odio, desiderio e paura, ad esempio, sono alla base di moltissime nostre relazioni. Sé istintivo è il nome che ho dato a quella coscienza che si è evoluta rispetto alla coscienza puramente fisica.

Un’altra serie di cellule della testa, che hanno formato quello che la scienza chiama cervello neo mammaliano, hanno sviluppato un’intelligenza autonoma ancora più evoluta, la capacità di pensare, la capacità di comunicare verbalmente, la capacità di trasformare la materia e creare case, automobili e astronavi, ma soprattutto la capacità di elaborare strategie di successo. Quest’ultima coscienza, il Sé mentale, è quella con cui tutti noi ci identifichiamo. Siamo convinti di essere noi a pensare, tranne quei pochi momenti in cui ci “svegliamo” e ci accorgiamo che i pensieri vanno e vengono senza che siamo noi a guidarli. Spesso vorremmo smettere di pensare e non ci riusciamo. Lo sanno bene coloro che meditano quanto è difficile far tacere la mente. Quella che chiamiamo mente è in realtà il Sé mentale, la coscienza più evoluta del mammifero umano, che si è sviluppata a seguito dell’evoluzione di quell’insieme di organi del cervello che costituiscono il neo mammamliano, o corteccia cerebrale.

Noi, la nostra vera coscienza è qualcos’altro. Ho descritto nel mio libro Le 3 Menti Inconsce chi siamo noi, chi è il nostro vero Io, e sulla base della mia esperienza posso affermare essere una coscienza spirituale che ha scelto di incarnarsi nella materia.

Questa premessa era indispensabile per chiarire che quando diciamo “una parte di noi” non vuole guarire, in realtà ci riferiamo a quella coscienza indipendente che vive di emozioni (il Sé istintivo), una coscienza più evoluta della coscienza del corpo (il Sé fisico), ma assai meno evoluta della coscienza del neo mammaliano (il Sé mentale).

Ora, tornando alla domanda, nessuna coscienza vorrebbe non guarire. Se non cambia è solo perché non riusciamo a contattarla correttamente, oppure perché, se la contattiamo, non siamo in grado di comprenderla, non siamo in grado di fare si che si fidi di noi, o non siamo in grado di convincerla che guarendo potrebbe stare molto meglio di quanto stia ora. Ricordiamo che è una coscienza indipendente, ma è ancora molto elementare, vive di emozioni e non è in grado di capire un ragionamento come il Sé mentale. Per questo ha bisogno di un approccio e di un linguaggio appropriati. Il processo di conoscenza, fiducia e comunicazione efficace col Sé istintivo è raccolto nel metodo che ho messo a punto e che ho chiamato IWAI, via di integrazione personale.

Come abbiamo affermato sopra, il Sé istintivo è una coscienza emozionale e tutte le sue convinzioni che sottostanno ai comportamenti reattivi sono nate da esperienze emotivamente importanti o da modelli di comportamento appresi durante l’infanzia. Nei primissimi mesi e anni di vita, infatti, il Sé mentale, con la sua razionalità, non si era ancora sviluppato a sufficienza e l’Io non era ancora in grado di manifestarsi e comprendere con la sua saggezza le esperienze vissute. Di conseguenza tutte le ferite che hanno generato difficoltà di relazione o di autostima hanno alla base una o più esperienze emozionalmente frustranti vissute dal Sé istintivo senza che nessuna altra coscienza fosse in grado di supportarlo a comprenderle e a difendersi da esse.

Infine alla domanda su quale sia la causa primaria che impedisce la “guarigione” del Sé istintivo, a mio parere e per la mia esperienza, la risposta risiede nella natura spirituale dell’essere umano. L’anima impedisce la “guarigione” quando l’Io non vuole affrontare la lezione che sta dietro il problema. Ho affrontato ne Le 3 menti Inconsce questo argomento e non mi dilungo a ripeterlo solo per mancanza di spazio, magari lo farò in un successivo articolo. Ma c’è anche una causa secondaria e concreta per cui il Sé istintivo non “guarisce”. Questa seconda causa è diretta conseguenza della prima e risiede nel fatto che l’approccio terapeutico si è fermato al Sé mentale e non ha raggiunto la parte ferita (il Sé istintivo), oppure si è toccato il tasto emozionale, ma in maniera non sufficientemente profonda e duratura, o ancora, non si è stabilito quel rapporto di fiducia che permette al Sé istintivo di accogliere l’insegnamento dell’Io.

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  • Antonella scrive:

    Mi riconosco in tutto! E nel leggere la cornice con cui collochi queste dinamiche si vanno chiarendo in profondità i propri personali intoppi affettivi .. e al contempo si percepisce e si intuisce la via di uscita dal labirinto che ancora tiene “imprigionata” una parte di noi .. una parte ferita .. che desidera riguadagnare la sua pienezza gioiosa ! :-)

  • Sandro Scarabelli scrive:

    Sono d’accordo sulla totalità della sua risposta .
    Tuttavia , mi viene da pensare come si possa insegnare , alle due coscienze che non hanno ancora bene imparato a comunicare liberamente e con scioltezza naturale , un pratico sistema di dialogo semplice e naturale , evitando costruzione di pre- giudizi .
    Non riesco ancora bene a focalizzare ed a spiegarmi .
    Comunque , sinceri complimenti per quanto sta magistralmente creando .

  • Sabrina scrive:

    Ciao Antonio ,amichevolmente volevo dirti che la domanda te l’ho fatta io…e magari volevi scrivere Sabrina e non Fabiana o sbaglio? :-) . Detto questo vorrei farti la stessa domanda di Sandro e poi anche sapere visto i mezzi a disposizione che abbiamo al giorno d’ oggi se capire e sapere il proprio karma può bastare per arrivare a comprendere la lezione che ci porta a non guarire oppure no. E poi ancora tu scrivi “c’è anche una causa secondaria e concreta per cui il Sé istintivo non “guarisce”. Questa seconda causa è diretta conseguenza della prima e risiede nel fatto che l’approccio terapeutico si è fermato al Sé mentale e non ha raggiunto la parte ferita (il Sé istintivo), oppure si è toccato il tasto emozionale, ma in maniera non sufficientemente profonda e duratura, o ancora, non si è stabilito quel rapporto di fiducia che permette al Sé istintivo di accogliere l’insegnamento dell’Io”. Puoi spiegarci come possiamo fare a capire quindi questa prima e seconda causa e questo rapporto di fiducia che tu citi? se puoi farci anche degli esempi come solo tu sai fare ancora meglio. Grazie mille.

    • Antonio Origgi scrive:

      Buongiorno Sabrina, si, scusa per l’errore :-)
      Sapere il proprio karma penso sia quasi impossibile, a meno di essere già perfettamente e consapevolmente integrati con l’anima. Inoltre apprendere una lezione karmica non significa averla compresa razionalmente, ma averla compresa e integrata emozionalmente. E’ il Sé istintivo che deve comprenderla e non avere quindi più bisogno di esprimere le emozioni negative e i comportamenti reattivi che la caratterizzavano.
      La causa secondaria concreta per cui un cambiamento non avviene ha a che fare con la terapia seguita (che può essere anche un percorso autonomo). Capita spesso che una terapia psicologica si fermi al Sè mentale e non arrivi al Sè istintivo. In quel caso la persona può comprendere tutte le cause di un problema, senza però averlo risolto a livello emozionale. Alla facoltà di psicologia dell’università di Padova giravano diverse barzellette carine sul fatto di comprendere razionalmente tutte le cause di un certo problema, senza però riuscire minimamente a risolverlo :-) Oppure può essere che si sia arrivati a coinvolgere il Sè istintivo, ma in modo non sufficientemente profondo o duraturo perchè lui riuscisse a comprendere e lasciare andare il passato. Infine non dobbiamo dimenticare che il Sé istintivo è una coscienza autonoma, con i suoi gusti, la sua personalità e i suoi valori. Se non siamo riusciti a conoscerlo, a farcelo amico, ad amarlo e ad avere la sua fiducia, è facile che non accolga gli insegnamenti che gli vengono impartiti e quindi non avviene alcun cambiamento.

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